LA NOSTRA CARTA DEI VALORI

Edudaimon” combina le parole “educazione” ed “eudaimonia”, richiamando quella che è la ricerca di uno stato di realizzazione e benessere interiore non suscitato da eventi esterni. L’eudaimonia infatti (che letteralmente significa “essere posseduti dal buon demone” -cioè da uno spirito buono, uno spirito guida) è quella condizione di tensione verso una felicità autentica, che è intesa come scopo di vita e fondamento etico.

IN COSA CREDIAMO

Prendendo spunto da diversi approcci educativi, questi sono i valori fondamentali in cui crediamo e sui quali abbiamo fondato Edudaimon

Disciplina dolce

Crediamo nella necessità di promuovere stili di accudimento basati sull’amore incondizionato e sulla nonviolenza.



Per questo uno degli approcci educativi da cui traiamo il nostro sistema valoriale è rappresentato dalla disciplina dolce, che fonda i sui principi sui concetti di rispetto, empatia e comunicazione aperta. La disciplina è qui intesa come "auto-disciplina" che non dipende da "tecniche" appropriate, ma da una relazione appropriata e rispettosa col bambino/a. In questa relazione viene data al bambino/a la possibilità di imparare a decidere cos'è meglio, lasciandolo libero di decidere il più spesso possibile (anche di scegliere cose sbagliate). Le naturali conseguenze di una scelta sono infatti le migliori insegnanti.

La disciplina dolce riduce i conflitti e migliora la comunicazione tra adulti e bambini/e, promuovendo un ascolto attivo e una comunicazione aperta che permetta ai piccoli di esprimere liberamente pensieri e sentimenti. Anche con i bambini/e infatti, il dialogo aperto e onesto, la forza della ragione e un po’ di senso dell’umorismo possono arrivare più lontano di qualsiasi ricatto. Si incoraggiano così i bimbi/e a mettersi nei panni degli altri per riuscire a comprendere meglio le dinamiche delle situazioni che vivono, favorendo lo sviluppo di abilità sociali positive e una maggiore consapevolezza emotiva. La suddetta disciplina incoraggia l'autonomia del bambino/a, che è considerato competente e con volontà proprie che si ritiene giusto rispettare. Per questo viene promossa fin da subito l'applicazione del principio di consenso. Qualsiasi forma di costrizione fisica o psicologica per spingerli ad “obbedire” fa passare il pericolosissimo messaggio che chi ha una posizione dominante ha il diritto di decidere cosa è giusto e cosa no e di usare violenza su chi è più debole.

La disciplina dolce non comprende tra i suoi strumenti premi e punizioni, che rappresentano due facce della stessa medaglia e sono assolutamente da evitare. Questo perché inviano al bambino/a il messaggio che gli vogliamo bene solo se "fa il bravo" (cioè se obbedisce a ciò che gli ordiniamo di fare). Esiste un nutrito corpo di studi scientifici legati allo sviluppo di una sana autostima che mostrano in dettaglio i danni causati da questo modo di "disciplinare" i bambini/e facendo loro credere che devono guadagnarsi la nostra approvazione. Al contrario, il bambino/a deve sapere che è accettato ed amato "senza se e senza ma", anche quando sbaglia, perché sbagliare fa parte della crescita. Per questo viene adottata come strumento educativo non la critica e l'umiliazione, ma il rinforzo positivo, portando frequentemente l'attenzione sui piccoli successi raggiunti.
Per lo stesso principio si preferisce creare assieme regole condivise discutendo e negoziando piuttosto che imponendole in maniera autoritaria. Imporre regole senza coinvolgere i bambini/e nel processo può creare resistenza e mancanza di comprensione del perché queste regole esistono, minando lo sviluppo di giudizio critico oltre che la collaborazione.

La disciplina dolce non è uno stile educativo permissivo in cui tutto è lecito, si ritiene invece che sia giusto che i limiti alla libertà di ciascuno – anche di un bambino/a - debbano estendersi il più possibile, ma non oltre il confine dove comincia la libertà degli altri, e che questo confine fragile tra libertà proprie e rispetto di quelle altrui debba essere sempre oggetto di riflessione. Più aumenta la libertà poi, più si fanno importanti le responsabilità.

Self-directed learning

Crediamo che sia fondamentale aver fiducia nel bambino/a e nelle sue competenze innate.

Il bambino/a ha infatti delle competenze innate attraverso le quali è in grado di direzionare il suo percorso di apprendimento in maniera incredibilmente efficace, se supportato dagli adulti senza che questi si sostituiscano a lui nel decidere cosa, come e quando imparare. Fin da neonato il bambino/a è in grado di esprimere le sue necessità, come la fame, la sete, il bisogno di contatto fisico, protezione, conforto: nel far questo sta mettendo in campo le strategie biologiche che nell’evoluzione della nostra specie hanno garantito la sopravvivenza dei cuccioli d’uomo e non sta affatto “facendo i capricci”.
Il bambino/a è naturalmente curioso e ha una capacità innata di imparare tutto il tempo in sostanziale autonomia (cioè senza lezioni appositamente impartite), fin da quand’era ancora nella pancia della mamma, perché siamo tutti neurobiologicamente programmati per farlo (ciascuno nella maniera che gli è più congeniale) e non possiamo fare altrimenti.

La curiosità e l'interesse direzionano l'apprendimento che diventa quindi un'esperienza piacevole e stimolante alla quale i bambini/e si dedicano con grande energia ed entusiasmo. Se lasciato libero di esplorare, il bambino/a ha una incredibile capacità di meravigliarsi, di appassionarsi, di scoprire e seguire i suoi interessi, di capire che cosa gli dà gioia e in cosa è bravo e pian piano così scoprire chi è e cosa vuole essere nel mondo, assumendosi liberamente responsabilità sempre maggiori per diventare parte attiva della società.
Il bambino/a è anche perfettamente in grado di sviluppare competenze sociali sofisticate, se inserito in un contesto che favorisce interazioni aperte, pacifiche e positive, perché vuole integrarsi nella società in cui vive.
Occorre fiducia anche nei tempi e nei ritmi di ciascuno, perché la vita non è una gara a chi arriva primo o a chi rispetta meglio gli standard di tabelle decise da altri.
Crediamo che si debba nutrire grandissima fiducia nel bambino/a che si ha e non in quello che si "vorrebbe": apprezzando la sua unicità irripetibile, rispettando le sue limitazioni e valorizzando le sue inclinazioni, perché così lo si aiuta a diventare ed accettare pienamente se stesso.

L'educazione auto-diretta è una pedagogia basata su ricerche rigorose e ben consolidate provenienti da diverse discipline come la biologia, l'antropologia, le scienze cognitive e il neuro-sviluppo infantile.

Parental attachment

Crediamo nella necessità di promuovere stili di accudimento che stimolino e sostengano fin dalla nascita lo sviluppo di un solido attaccamento tra il bambino/a e i suoi genitori (o caregivers primari).

I bambini/e sono biologicamente predisposti a formare legami d'attaccamento con i loro caregivers, si tratta innanzitutto di un mezzo per garantire la sopravvivenza. Questo legame di attaccamento, che inizia a formarsi fin dai primi mesi di vita e continua ad evolvere nel corso dell'infanzia, fornisce loro sicurezza e stabilità, essenziali per lo sviluppo emotivo, sociale e cognitivo del bambino. Gli schemi di attaccamento formatisi nella prima infanzia possono influenzare le relazioni e il comportamento interpersonale nell'età adulta. Il bambino/a che ha sperimentato da subito una relazione calda ed accogliente con un caregiver che è stato attento alle sue richieste di aiuto (come fame, paura, tristezza, disagio) e ha saputo rispondervi in modo adeguato ed empatico, sviluppa un attaccamento sicuro che lo rende fiducioso in sé stesso e negli altri, aperto e curioso.

Promuovere questo attaccamento sin dalla nascita permette alla diade biologica mamma-neonato di far incontrare i loro comportamenti istintivi e complementari: il neonato che richiede cure, vicinanza e conforto e la mamma che, grazie ai complessi meccanismi ormonali che si attivano durante e dopo il parto, in condizioni naturali è particolarmente sensibile alle richieste del suo bambino/a e predisposta ad offrire accudimento.

Anche nel papà possono instaurarsi meccanismi ormonali simili: se è attivamente coinvolto nelle cure primarie del neonato, la qualità e la quantità delle interazioni padre-figlio/a condizionano i livelli ematici di prolattina e ossitona, ormoni tradizionalmente associati alla maternità. Il loro innalzamento avviene unitamente ad un abbassamento di testosterone e ciò influenza il comportamento paterno, rendendo i padri più attivi e attenti ai bisogni del loro bambino/a.

La danza che si instaura tra richieste di cura e offerta di accudimento pone le basi per una crescita della relazione che durerà tutta la vita: su queste basi infatti il bambino/a costruisce quelle rappresentazioni mentali che lo influenzeranno nelle relazioni future, incorporando nel tempo anche le altre figure di accudimento significative in quella che viene definita comunità interiore. Il tipo di attaccamento che il bambino/a sviluppa influisce sulla percezione del sé, sulla costruzione dell'autostima, contribuendo all'instaurarsi di una buona capacità di regolare le emozioni e di formare relazioni significative. Ne viene influenzato anche lo sguardo del bambino/a sul mondo: un bambino/a sarà in grado di esplorare l’ambiente circostante solo se sentirà di poter avere una base sicura alla quale poter tornare nei momenti di difficoltà.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che il tipo di attaccamento sviluppato ha un impatto duraturo sulla salute mentale e sul benessere emotivo del bambino/a.

Società educante

Crediamo che la società debba avere un ruolo attivo nella crescita ed educazione delle nuove generazioni.

Crediamo in una società che dia ai bambini/e la possibilità di vivere esperienze reali e non artificiosamente ricreate. Una società che diventi il fulcro dell'apprendimento.

Prendendo parte alla vita sociale in tutta la sua complessità i bambini/e hanno la possibilità di conoscere, provare, sperimentando in prima persona. Attraverso l'esplorazione di contesti sociali differenti, sviluppano una mentalità aperta e imparano a gestire situazioni complesse. La diversità di prospettive presenti nella società contribuisce infatti ad una formazione più completa, consentendo ai bambini/e di comprendere il mondo in modo più ampio e approfondito. Per questo è necessario che la società sia pronta a condividere esperienze con i più giovani, coinvolgendoli attivamente, integrandoli al suo interno e non recludendoli in strutture e spazi artificiosamente ricreati.

Educazione bidirezionale

Crediamo che non si finisca mai di imparare, e che ciascuno ha qualcosa da insegnarci, anche un bambino.

E’ importante mettersi in discussione come genitori in prima persona, leggere, documentarsi, informarsi, non prendere per buone le proprie abitudini e consuetudini né in campo educativo né in altri ambiti della vita ma sottoporle a una attenta analisi alla luce di quello che la scienza, la pedagogia, la neurobiologia, la medicina ci dicono.

Bellissime a questo proposito anche le parole del pediatra Marcello Bernardi nel suo Educazione e libertà: "Potrebbe essere il caso di riesaminare un po' più a fondo questo convincimento, a quanto pare molto radicato e generalizzato, che gli esseri umani debbano venire distribuiti nelle due categorie degli educatori e degli educandi, che i primi debbano fare e i secondi subire e che una simile separazione debba essere tanto netta e invalicabile. [...] Mi sembra degna di considerazione l'ipotesi che la presenza di una persona umana sia sempre educativa e credo che lo sia nei confronti di tutti coloro che con quella persona hanno a che fare. Mi sembra insomma che l'educazione non sia una operazione, ma un rapporto, il quale esplica la sua funzione per il solo fatto di esserci e non perché si traduce in azioni dirette a uno scopo. Il migliore appoggio che si possa dare a qualcuno è quello di stargli accanto, di stare dalla sua parte, e non quello di insegnargli qualcosa o di costringerlo a fare qualcosa. [...] Educare, conviene ripeterlo una volta di più, vuol dire in sostanza aiutare qualcuno ad evolvere. E chiunque sia in grado di evolvere può aver bisogno di aiuto. Anche se ha ottant'anni. Mentre l'aiuto può venire da qualsiasi parte, anche da un neonato. Basta essere abbastanza umili da riconoscerlo", da Bernardi M., 2009, Educazione e libertà, Rizzoli, Milano.

Educazione diffusa

Crediamo nell'importanza di includere i bambini/e nei contesti sociali adulti e di creare città a misura di bambino/a, sostituendo le tradizionali barriere fisiche dell'edificio scolastico con un ambiente educativo diffuso sul territorio.

Questo approccio contribuisce al riconoscimento sociale del loro ruolo nella comunità, rafforzando in loro la consapevolezza della propria interconnessione con la società e l'ambiente. Inoltre accresce personalmente i bambini/e, favorendo lo sviluppo di capacità di problem, solving, pensiero critico e competenze pratiche, nonché la comprensione della propria singolarità. Si crea così un legame profondo tra l'educazione e la realtà circostante, offrendo ai bambini la possibilità di esplorare, scoprire e apprendere in un contesto autentico e stimolante.


In questo modo, l'educazione diffusa favorisce un'apprendimento integrato, basato sull’esperienza, in cui l'ambiente circostante diventa parte integrante del percorso educativo. Questo approccio non solo beneficia i più piccoli, ma arricchisce l'intera comunità, promuovendo la diversità, l'innovazione e la coesione sociale.